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Striscia la Notizia, MasterChef e le regole non scritte della (Social) TV

I fatti ormai sono ormai noti a tutti: il 3 marzo Striscia la Notizia ha annunciato – in pubblicità e sui Social Media – che avrebbe rivelato presunte irregolarità legate ad uno dei finalisti del programma di Sky e reso noto il nome del vincitore.
Ed è quello che ha fatto. Nel servizio andato in onda quella sera Max Laudadio ha intervistato Nicolò, uno dei finalisti, accusandolo di non essere un cuoco amatoriale, come invece richiesto dal regolamento.
Come se non bastasse, è stata effettivamente fornita la classifica dei tre finalisti e rivelato il nome del vincitore.

La vicenda è diventata un caso nazionale e l’hashtag #striscianospoiler si è mantenuto saldo in trending topic su Twitter per oltre due giorni, generando più di 14.000 tweets, con reazioni accese e ironiche – anche da parte degli chef/giudici giudici – che continuano ancora nel momento in cui scrivo.

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E mentre online qualcuno sollevava dubbi e interrogativi sull’onesta di Nicolò, tutti si lamentavano per il mancato rispetto di una delle regole fondamentali della TV: non si fa spoiler.

Cioè non si rivelano finali di film, serie TV e reality. Perché si rovina il gioco a tutti e gli spioni non piacciono a nessuno.
Per dirla con le parole usate da Sky nella sua nota ufficiale

Se quanto fatto ieri da Striscia fosse la normalità, sarebbe infatti impossibile, da domani, organizzare in Italia anteprime di film, presentazioni di fiction, di libri, di spettacoli teatrali, perché il finale degli stessi rischierebbe di essere costantemente rivelato sui quotidiani, sui tg, sui blog, prima che il pubblico possa vederli, leggerli, appassionarsi, divertirsi ed emozionarsi con il frutto del lavoro intellettuale di autori, scrittori, registi, attori.”

Passi la concorrenza insomma, ma il rispetto viene prima di tutto.

Il tema infatti non riguarda solo il rapporto tra le due emittenti ma in modo più ampio il modo in cui è cambiato il modo di fruire di certi contenuti.

Da più di un decennio ormai la TV ha cambiato volto: ci siamo appassionati a serie TV definite non solo come quality TV ma propriamente come must-see television. Sono cresciuti i budget destinati a questo settore, mentre attori e restii famosi hanno cominciato a lavorare in quest’ambito.
I broadcaster d’altra parte si sono dovute adattare: ricordate quando Sky ha trasmesso il finale di Lost in contemporanea con gli Stati Uniti? Allora apparve come un evento straordinario, oggi ormai è diventata la norma, almeno per le serie più blasonate. Non ultimo l’esempio della terza stagione di House of Cards andata in onda in contemporanea con gli Stati Uniti la scorsa settimana.

Siamo sempre più connessi, più informati e meno disposti ad aspettare per vedere i nostri programmi TV preferiti.
La motivazione principale? Tutti odiano gli spoiler. E’ un patto non scritto ma comunque sacro: ho visto persone cancellare gli amici su Facebook e generare flame su Twitter per aver rivelato finali e dettagli.

Però attenzione, il fatto di sapere già cosa accadrà non significa che non lo vedremo.
Questo è stato forse l’errore più significativo commesso da Striscia la notizia: credere che una denuncia potesse automaticamente convertire uno spettatore di MasterChef (in onda su una TV a pagamento) in uno di Striscia, come se le due programmazioni fossero equivalenti e così il target dei due programmi.
Non solo, è stata sottovalutata la reazione della rete, eppure la storia dei Social Media dovrebbe aver insegnato a tutti che non si possono pilotare le reazioni degli utenti.
Risultato? Striscia è passata per la cattiva della situazione, Sky invece ha guadagnato un buzz che è stato forse il più ampio delle quattro edizioni andate in onda fino ad oggi, generando nella sola serata finale di ieri circa 40.000 tweets intorno all’hashtag #masterchefit e 1.473.0000 spettatori con il 4,87% di share (che ha toccato il picco al 6,3%).

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Si fa presto a dire second screen e a pensare che basti mettere in piedi un caso per generare conversazioni positive online intorno al proprio programma. Ma esiste una buona Social TV e una cattiva Social TV: quella che rovina il piacere della visione ricade certamente nel secondo caso.
La verità è che gli spioni non piacciono a nessuno.